giovedì 16 aprile 2009

Deliri in corso...

I veri deliri sono quelli scritti, anche quelli, insomma. Non si può essere completi nella follia, di follia, se non ci si lascia cadere nell'analfabetismo semicosciente che è l'unico codice di accesso all'altra parte. L'altra parte che domina su tutto e rende il resto sospeso nel respiro affannato che scandisce il tempo come un accento che sa dove andrà a cadere e nel frattempo resta sospeso in un presente già trascorso ma non vissuto. L'ultima sillaba sansice la parola. Il verbo continua a declinarsi all'infinito, sul'infinito. Declinio è il futuro che scende e non cade. Soltanto il cadere rende possibile il rialzarsi, lo scendere è un libero arbitrio a cui sottrarsi con la schiavitù volontaria della mente che non cede a nessuna ratio.
L'infinito non ha avuto inizio. Quando l'infinito si farà avanti e darà una prova della sua consapevolezza, l'innocenza non avrà più ragione di esistere. Esistere, per l'innocenza, non significa esserci, ma solo probabilità di esserci. Anche a dispetto di quella tentazione che viene, per comodo, chiamata esistenza. Richiama a cui non risponde quell'altra parte denominata, sempre per comodo, vita. Sordomuta, avanza nel cieco silenzio che grida e guida cantando la canzone che Dio compose, spacciandola per un'opera: l'Opera!
Ma è soltanto una filastrocca per bambini ancora analfabeti e destinati a restare tali, che ripetono, incessanti e inconsapevoli, la chiave d'accesso che porta all'esterno di un eterno, perchè altri possano ascoltare e rendere partecipi quei bambini stessi, con i loro sguardi già perduti in una foresta trafitta dalla luce di un sole senza scopo alcuno se non quello di sembrare fatto di luce.
Lo scopo di esistere annulla il perchè dell'esistenza stessa.

Ed io delirio. Come una domenica fuori programma. Un giorno inventato da un tempo impossibile ma non improbabile.
Se Dio avesse avuto intenzione di esistere, non avrebbe avuto bisogno di di una domenica, di un tempo, di giorni contati, di inizi, ma soltanto di fini.
Ed ecco che la domenica diventa lo scopo ultimo. Il fine. La fine.
Per godersi un riposo, Dio si è inventato un lavoro, una fatica e un tempo per stancarsi.

Delirio su delirio cominio ad aver ragione di me stessa e quello che è possibile perde i sensi.


Immaginate una chiesa
profanata
dal bisbiglio biascicato
di pensieri vecchi mai usati
e di nuovi già logorati
riposti nel posto giusto
per non esser conservati.
Guardate al sacro
che qualcuno palesò
nella bellezza
e dell'arte usò la scusa
per non farne parte.
Illuso Maestro del suo fare
talento e fatica
passione spassionata
tesa all'inganno
di un'eternità
già esaudita.



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